Dal vivo con Emil Richards

Apr 29, 2025 | Blog

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In una ventosa sera di martedì di diciotto anni fa, era il 4 settembre 2007, nella mia città natale, Cagliari, in Sardegna, mi ritrovai a condividere il palco con una leggenda della musica, il percussionista Emil Richards, inizialmente senza rendermi conto della sua grandezza. Sembrava solo un’altra serata jazz, questa volta con “un tizio americano”, e con musicisti locali: Alessandro Di Liberto al pianoforte e il compianto Roberto Pellegrini alla batteria.

Al Lazzaretto, durante il soundcheck, incontrai il signor Richards, un uomo gentile e alla mano, il cui ampio sorriso bianco contrastava nettamente con il colore scuro della sua pelle. Concordammo un certo numero di standard jazz da eseguire quella sera. Il suono del suo vibrafono era scintillante e il suo fraseggio entusiasmante quanto il suo carattere positivo.

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Poster for the concert with Emil Richards

Fu solo durante la cena in una pizzeria lì vicino che cominciai ad avere qualche indizio della maestosa carriera del signor Richards. Vennero raccontati aneddoti e storie di innumerevoli sessioni di registrazione, con nomi che mi facevano girare la testa, sia del mondo jazz che di quello pop/rock: Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Elvis Presley, Peggy Lee, Sammy Davis Jr., Count Basie, Quincy Jones, Judy Garland, Charles Mingus, Gerry Mulligan, Stan Kenton, Nat King Cole, George Duke, Shorty Rogers, Harry Partch, George Shearing, The Manhattan Transfer, The Beach Boys, Paul Anka, Blondie, Michael Bublé, Donovan, The Doors, Diana Krall, Carly Simon, Carmen McRae, Sérgio Mendes, Liza Minnelli, Ravi Shankar, Phil Spector… e l’elenco continuava. Non avevo la minima idea di chi fosse davvero la persona con cui stavo cenando.

Da grande fan dei Beatles, rimasi senza parole quando il signor Richards menzionò la sua collaborazione con George Harrison: aveva registrato su tre album dell’ex-Beatle, Dark Horse (1974), Thirty Three & 1/3 (1976) e George Harrison (1979). Scoprii in seguito che aveva partecipato anche ad album iconici come Saturday Night Fever (1977) dei Bee Gees, Let’s Get It On (1973) di Marvin Gaye, Lumpy Gravy (1968) di Frank Zappa, e uno a cui sono particolarmente affezionato, Mingus (1979) di Joni Mitchell.

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Emil Richards with George Harrison

Oggi, a diciotto anni di distanza, mi ritrovo a ricordare quella serata, questa volta più consapevole della carriera di Emil Richards, dopo aver fatto delle ricerche approfondite su di lui. La sua presenza come musicista in quasi ogni singola colonna sonora hollywoodiana è impressionante: centinaia di film (un elenco QUI), a partire da The Diary of Anne Frank del 1959, passando per Mary Poppins, Il dottor Živago, Il pianeta delle scimmie, Duel, Papillon, Lo squalo, Taxi Driver, La febbre del sabato sera, Star Trek, Poltergeist, Indiana Jones, Gremlins, Karate Kid, Ghostbusters, Dune, Arma letale, Trappola di cristallo, Mamma ho perso l’aereo, Edward mani di forbice, Robin Hood, Batman – Il ritorno, Jurassic Park, Mrs. Doubtfire, Toy Story, Mission Impossible, Men in Black, Spider-Man, Pirati dei Caraibi, Kung Fu Panda, Inside Out, fino alla sua ultima apparizione in Gli Incredibili 2 del 2018. E questo è solo un breve estratto.

Ha suonato musiche dei più importanti compositori per il cinema: Max Steiner, Jerry Goldsmith, Hans Zimmer, Henry Mancini, Lalo Schifrin, John Williams, Elmer Bernstein, Danny Elfman, James Newton Howard. Ancora più importante è stato il suo contributo creativo in alcune di queste colonne sonore: suo è lo schiocco di dita in La famiglia Addams (guarda e ascolta QUI), il lavoro al vibrafono ne I Simpson (guarda e ascolta QUI), così come la sua inesauribile ricerca di nuovi suoni da proporre ai compositori, che si rivolgevano a lui non solo come esecutore, ma anche come fonte di ispirazione.

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Emil Richards at a Hollywood recording session

Emil Richards, nato Emilio Joseph Radocchia nel Connecticut nel 1932, di origini italiane, era un collezionista maniacale di strumenti a percussione provenienti da tutto il mondo. Ne inventava anche di nuovi, spesso assemblando e modificando pezzi e materiali esistenti (QUI un video che lo mostra all’opera con utensili da cucina). Dopo la sua morte, avvenuta nel 2019, la sua collezione è stata acquisita dal negozio L.A. Percussion Rentals a Santa Clarita. Curiosamente, mi trovavo proprio lì nel settembre 2018 per noleggiare un contrabbasso che ho utilizzato per registrare il mio album L.A. Impressions con i musicisti di Los Angeles Vinny Golia ai fiati e Tina Raymond alla batteria. Ricordo di essere entrato nel negozio e di aver notato un manichino vestito con un costume tradizionale sardo e una maschera tipica del paese di Ottana.

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At the L.A. Percussion Rentals in Santa Clarita, 2018

Sentivo che ci fosse una connessione tra quel posto e la Sardegna, senza sapere che poco tempo dopo avrebbero acquisito la collezione appartenuta al signor Richards. In effetti, Emil Richards era molto affezionato alla Sardegna. Da un necrologio pubblicato su un quotidiano locale sardo (leggi QUI in italiano) ho scoperto che aveva trascorso molte estati suonando il vibrafono con una band americana in una famosissima gelateria sul litorale verso Villasimius. Frequentavo spesso quel posto da adolescente, senza sapere nulla di jazz, e ora mi chiedo se tra i tanti musicisti che ho avuto occasione di vedere e ascoltare ci fosse anche il signor Richards.

Vorrei essere stato più curioso, più consapevole e più presente, sia durante la mia adolescenza che in quella serata del 2007 in cui ho avuto la possibilità di suonare con Emil Richards. Oggi riesco a malapena a ricordare quei momenti, e posso solo cercare di conoscere chi fosse davvero il signor Richards leggendo online i racconti di chi ha vissuto la sua compagnia, umana e musicale.

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Dal vivo con Emil Richards, Cagliari 2007. Foto di Agostino Mela

La batterista Tina Raymond, con cui ho registrato a Los Angeles nel 2018, mi ha raccontato di averlo conosciuto e di aver avuto occasione di suonare con lui alcune volte in un club di Los Angeles chiamato Vibrato. Dice: «Anche negli ultimi anni della sua vita, riusciva ancora a mettermi alla prova. Le mani ben più veloci delle mie! Era molto gentile, e un po’ impertinente. La sua risposta preferita a “Hey Mr. Richards” era “Hey yourself.”»

E la figlia di Emil racconta: «Mio padre aveva un motto: ‘Come nella musica, così nella vita.’ Viveva e amava come suonava: pienamente, profondamente, con infinita creatività, umorismo, disciplina e spiritualità. Non ha mai perso un colpo. Come diceva sempre Emil: ‘Good Vibes!’» Quello che però ricordo bene di quella serata del 2007 è che c’erano sicuramente good vibes. Grazie, Mr. Richards!

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Dal vivo con Emil Richards, Cagliari 2007. Foto di Agostino Mela

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