{"id":17659,"date":"2025-06-30T18:47:00","date_gmt":"2025-06-30T16:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/?p=17659"},"modified":"2026-10-03T10:36:53","modified_gmt":"2026-10-03T08:36:53","slug":"elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/","title":{"rendered":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE-1024x576.jpg\" alt=\"Beatles-Analisys-FEATURE\" class=\"wp-image-17530\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE-980x551.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE-480x270.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Introduzione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo lavoro, nato in seno al <strong>corso di Analisi delle Forme Compositive e Performative del Jazz<\/strong> del <a href=\"http:\/\/www.conservatorio.sassari.it\/\">Conservatorio Canepa di Sassari<\/a>, condotto dal <strong>Prof. Enrico Merlin<\/strong> nell\u2019anno accademico 2024-25, prende spunto da alcune tematiche filosofiche affrontate durante le lezioni nell\u2019analizzare lavori di artisti al di fuori del campo del jazz tradizionale, sconfinando in generi quali l\u2019avanguardia europea, il rock, l\u2019hip-hop, per arrivare alla domanda <strong>\u201ccosa \u00e8 jazz?\u201d<\/strong> o la sua speculare \u201ccosa non \u00e8 jazz?\u201d, fino alla domanda che ci da la risposta a entrambe \u201cha importanza?\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, la lettura del lavoro <strong><em>Frank Zappa e la musica jazz<\/em><\/strong> di Geoff Wills, ha instillato il desiderio di investigare la presenza di elementi di musica e cultura afroamericana e jazzistica all\u2019interno della discografia ufficiale dei Beatles, attraverso l\u2019analisi di forme, di&nbsp; elementi ritmici, melodici e armonici, e non ultimo del contesto culturale in cui questi si sono sviluppati. Si ritiene infatti di dover seguire un <strong>approccio multidisciplinare<\/strong> che comprenda tutti questi aspetti in quanto tra loro collegati e presenti in maniera a volte esplicita, a volte molto sottile, nella parabola creativa del quartetto di Liverpool, alla quale si tenter\u00e0 di dare una forma.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><strong>Background storico<\/strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Beatles, attivi dalla fine degli anni Cinquanta al 1970 (escludendo la reunion a tre per la realizzazione delle <em>Anthologies<\/em> negli anni Novanta, e quella a due per l\u2019ultimo singolo \u201cNow and Then\u201d del 2023), rappresentano un importante caso di <strong>contaminazione culturale e musicale<\/strong> tra Regno Unito e Stati Uniti, in particolare tra musica \u201cbianca\u201d e musica \u201cnera\u201d, nonostante in precedenza i due paesi godessero gi\u00e0 di importanti scambi relativamente a generi come il folk, il country, il gospel, il blues, il jazz (basti pensare al pullulare di orchestre jazz britanniche dalla fine degli anni Trenta o ai precursori del bebop inglese come Ronnie Scott).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"725\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Skiffle-band-1024x725.jpg\" alt=\"British skiffle band \" class=\"wp-image-17534\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Skiffle-band-1024x725.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Skiffle-band-980x694.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Skiffle-band-480x340.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gruppo inglese di skiffle<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La musica dei Beatles nasce sull\u2019onda del <strong>rock and roll<\/strong> americano e dello <strong>skiffle<\/strong>, un genere nato negli Stati Uniti che mescolava folk, blues e jazz e che divenne estremamente popolare nel Regno Unito negli anni Cinquanta. Liverpool, luogo natale dei Beatles, citt\u00e0 portuale e multiculturale, era il punto di accesso pi\u00f9 importante per le <strong>novit\u00e0 discografiche provenienti dagli Stati Uniti<\/strong>. I giovani musicisti locali potevano ascoltare le ultime uscite americane, assorbendo influenze che spaziavano dal rhythm and blues al country, e specialmente il nascente rock and roll. Questo ambiente stimolante favor\u00ec la nascita di numerosi gruppi musicali, tra cui i Beatles. Alcuni elementi delle biografie di ogni membro del gruppo diventano qui importanti per capire la presenza di alcuni elementi specifici di musica afroamericana all\u2019interno di canzoni spesso scritte individualmente. Anche dopo lo scioglimento dei Beatles le esperienze e le discografie soliste riveleranno il profondo legame affettivo di tutti i membri del gruppo con la musica afroamericana.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"745\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ringo-Starr-745x1024.jpg\" alt=\"Pre-Beatles Ringo Starr in the 1950s\" class=\"wp-image-17535\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ringo-Starr-745x1024.jpg 745w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ringo-Starr-480x660.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 745px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ringo Starr prima dei Beatles negli anni Cinquanta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ringo Starr<\/strong>, il pi\u00f9 grande del gruppo, afferma di essere cresciuto con una grande quantit\u00e0 di dischi di big band jazz in casa. Non \u00e8 un caso che tra i quattro, come vedremo nella sezione dedicata agli aspetti ritmici, Ringo sia il motore del groove e dello swing dei Beatles, inteso come quel \u201cfeel\u201d che tiene la musica sempre in movimento e in avanti. Non \u00e8 neppure un caso che, non appena sciolti i Beatles, il suo primo album solista <em>Sentimental Journey<\/em> (1970) sia una raccolta di standard americani con i quali Ringo afferma di essere cresciuto.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"658\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-McCartney.jpg\" alt=\"Paul McCartney in the 1950s\" class=\"wp-image-17536\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-McCartney.jpg 800w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-McCartney-480x395.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Paul McCartney negli anni Cinquanta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il padre di <strong>Paul McCartney<\/strong> era un musicista dilettante con un background jazzistico. Negli anni Venti e Trenta suonava il pianoforte e la tromba nella Jim Mac\u2019s Jazz Band, gruppo amatoriale attivo nella zona di Liverpool. Il suo repertorio comprendeva standard jazz, ballad e brani swing, influenzati dai grandi nomi dell\u2019epoca come Louis Armstrong e Duke Ellington. Questo ambiente musicale ha influenzato profondamente Paul, che fin da bambino fu esposto a strutture armoniche ricche, melodie sofisticate e sensibilit\u00e0 jazzistiche che emergeranno, spesso in modo sottile, in molte sue composizioni con i Beatles. Paul, al contrario di Ringo, aspetter\u00e0 molte decadi prima di pubblicare <em>Kisses on the Bottom<\/em> (2012), una raccolta di cover di canzoni pop e jazz dagli anni Venti agli anni Cinquanta, alcune cantate in stile crooner. Precedentemente aveva gi\u00e0 omaggiato la tradizione afroamericana del rock and roll a lui cara con <em>CHOBA B CCCP<\/em> (1988) e <em>Run Devil Run<\/em> (1999).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/John-Lennon.jpg\" alt=\"John Lennon in the 1950s\" class=\"wp-image-17537\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/John-Lennon.jpg 800w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/John-Lennon-480x320.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">John Lennon negli anni Cinquanta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche <strong>John Lennon<\/strong> fu profondamente influenzato dalla musica afroamericana, in particolare dal rock and roll, rhythm and blues e soul, generi che incorporano molte caratteristiche ritmiche e vocali del jazz e che si riflettono nel suo stile vocale espressivo, spesso ruvido e bluesy. L\u2019animo ribelle di Lennon, simile a quello di Zappa che nel 1974 afferm\u00f2 &#8220;Il jazz non \u00e8 morto, semplicemente ha un odore strano&#8221;, lo port\u00f2 a dire che \u201cil jazz \u00e8 solo un mucchio di vecchi tipi che bevono birra, fumano la pipa e non ascoltano la musica.\u201d \u00c8 noto per\u00f2 che, dopo l\u2019incontro con Yoko Ono, Lennon si interess\u00f2 anche al jazz sperimentale di Ornette Coleman, pur preferendo la spontaneit\u00e0 della musica afroamericana nelle sue forme pi\u00f9 dirette, come rock\u2019n\u2019roll e blues. Con l\u2019album <em>Rock\u2019n\u2019Roll<\/em> (1975) omaggi\u00f2 la musica delle sue origini e insieme a Yoko Ono mostr\u00f2 interesse per l\u2019improvvisazione sperimentale in dischi come <em>Two Virgins<\/em> (1968) e <em>Life with the Lions<\/em> (1969) esplorando forme libere ispirate all\u2019avanguardia pi\u00f9 che al jazz tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"754\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/George-Harrison-754x1024.jpg\" alt=\"George Harrison in the 1950s\" class=\"wp-image-17539\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/George-Harrison-754x1024.jpg 754w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/George-Harrison-480x652.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 754px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">George Harrison negli anni Cinquanta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>George Harrison<\/strong>, come gli altri Beatles, crebbe influenzato soprattutto dal rock and roll, ma mostr\u00f2 un interesse occasionale per elementi del jazz e dell\u2019improvvisazione, soprattutto nelle fasi pi\u00f9 mature della carriera. Sebbene il suo stile chitarristico restasse ancorato al rock, al blues e alla musica indiana, Harrison apprezzava artisti come Django Reinhardt e rispettava la complessit\u00e0 armonica del jazz. Nel 1969 era interessato a realizzare un album jazz, e il Modern Jazz Quartet si trovava a Londra per registrare l\u2019album <em>Space<\/em>. Harrison suon\u00f2 in studio con Percy Heath e Connie Kay, registrando ore di improvvisazioni. Purtroppo i nastri di quella sessione sono andati perduti. Harrison fu l\u2019unico a non pubblicare album solisti dedicati alla musica afroamericana, ma la sua cover di \u201cGot My Mind Set on You\u201d di Rudy Clark, uscita nell\u2019album <em>Cloud Nine<\/em> (1987), ottenne un grande successo commerciale.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"449\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Cavern-club.jpg\" alt=\"The Cavern Club in the 1950s\" class=\"wp-image-17540\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Cavern-club.jpg 800w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Cavern-club-480x269.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il Cavern Club negli anni Cinquanta<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine degli anni Cinquanta, prima che i Beatles cominciassero ad esibirsi al <strong>Cavern Club<\/strong> di Liverpool, il locale era un jazz club ispirato al parigino Caveau de la Huchette. Il fondatore Alan Sytner voleva farne il principale club jazz fuori Londra. Alla serata inaugurale del 16 gennaio 1957 suon\u00f2 la Merseysippi Jazz Band. Nei primi anni, ospit\u00f2 artisti come Acker Bilk, Johnny Dankworth e Ronnie Scott (che suoner\u00e0 poi in \u201cLady Madonna\u201d). Negli anni Sessanta, Sytner not\u00f2 l\u2019ascesa del rock and roll e dello skiffle, organizzando la prima serata Merseybeat (come veniva chiamato il sound nascente al quale i Beatles appartenevano) il 25 maggio 1960 con i Rory Storm and the Hurricanes (gruppo dove militava Ringo Starr prima di unirsi a Lennon, McCartney e Harrison). Tuttavia il Cavern mantenne una presenza jazz, con gruppi come i Temperance Seven, e la sua atmosfera jazz contribu\u00ec certamente alla crescita musicale dei Beatles.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"517\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hamburgh.jpg\" alt=\"The Beatles in Hamburgh, 1961\" class=\"wp-image-17541\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hamburgh.jpg 800w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hamburgh-480x310.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I Beatles ad Amburgo nel 1961<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di firmare il contratto con la Parlophone nel 1962, i Beatles avevano gi\u00e0 un repertorio ricchissimo, costituito in gran parte da cover di musica afroamericana. <strong>L\u2019esperienza ad Amburgo<\/strong> dal 1960 al 1962 fu determinante per la loro formazione musicale. Nei club della citt\u00e0 il gruppo eseguiva set di diverse ore che comprendevano brani rock and roll, rhythm and blues e soul di autori quali Little Richard, Chuck Berry, Isley Brothers, Ray Charles e qualche standard come \u201cI Remember You\u201d. In questo periodo la formazione assorbe a fondo le strutture e le prassi esecutive della musica afroamericana. Il blues in dodici battute, lo shuffle, la vocalit\u00e0 gridata di matrice gospel, e la presenza di stop-time ritmici sono tutte componenti che entrano nella loro grammatica musicale. Anche il linguaggio chitarristico riflette l\u2019influenza di Chuck Berry e Carl Perkins, cos\u00ec come quello vocale \u00e8 debitore al rock and roll di Little Richards, al soul di Ray Charles e alle tecniche call-and-response.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><strong>Aspetti stilistici e culturali nella discografia ufficiale<\/strong><\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ian MacDonald<\/strong> nel suo fondamentale lavoro <em>Revolution in the Head<\/em> (1994) <strong>suddivide la discografia dei Beatles in tre momenti<\/strong>, l\u2019ascesa, la vetta e la discesa, in relazione alla loro carriera e parabola creativa. <strong>Reputo tuttavia che dal punto di vista stilistico si possano riconoscere solamente due periodi principali<\/strong>, il primo caratterizzato da una forte influenza di matrice afroamericana, nel quale confluiscono anche ventiquattro (delle venticinque in totale) cover di autori in prevalenza afroamericani (vedasi Figura 1), e un secondo caratterizzato da uno stile personale di matrice squisitamente britannica (sia nella musica che nei testi) che, pur non restando immune da influenze afroamericane, attinge dalla musica tradizionale europea, asiatica, e dalla musica contemporanea di avanguardia degli anni Sessanta per creare un repertorio tra i pi\u00f9 originali della storia della musica del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Revolution-in-the-head-ITALIAN-cover-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17546\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Revolution-in-the-head-ITALIAN-cover-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Revolution-in-the-head-ITALIAN-cover-980x980.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Revolution-in-the-head-ITALIAN-cover-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Versione italiana di Revolution in the Head di Ian MacDonald<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal mio punto di vista appartengono al <strong>primo periodo <\/strong>i dischi <em>Please please me<\/em>, <em>With the Beatles<\/em>, <em>A Hard Day\u2019s Night<\/em> (l\u2019unico senza la presenza di cover), <em>Beatles for Sale<\/em> e <em>Help!<\/em>. Al <strong>secondo<\/strong> appartengono <em>Revolver<\/em>, <em>Sgt. Pepper\u2019s Lonely Hearts Club Band<\/em>, <em>Magical Mystery Tour<\/em>, <em>The Beatles<\/em> (il cosiddetto \u201calbum bianco\u201d), <em>Abbey Road<\/em> e <em>Let it be<\/em>. Quest\u2019ultimo, in un una sorta di chiusura di cerchio (nonostante registrato precedentemente ad <em>Abbey Road<\/em>), contiene l\u2019ultima delle venticinque cover (e l\u2019unica proveniente dal folklore inglese, \u201cMaggie Mae\u201d) e una serie di brani (tra cui \u201cOne After 909\u201d, una delle loro prime composizioni) nei quali i Beatles si ritrovano a ripercorrere le loro radici musicali afroamericane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla luce di questa divisione esiste un <strong>momento centrale che separa i due periodi citati<\/strong>, che tra l\u2019altro coincide con la scelta di non effettuare pi\u00f9 esibizioni dal vivo, dove l\u2019album <em>Rubber Soul<\/em> funge nella da vero e proprio punto di rottura tra i Beatles acqua e sapone, in abito slim, cravattino e stivaletto che fanno del rock and roll la loro bandiera, pur ricercando un proprio stile originale, e i Beatles della sperimentazione, dell\u2019innovazione, che con abiti personalizzati, capelli e barbe lunghe, raggiungono la piena maturit\u00e0 musicale e sigillano il loro marchio originale nella storia della musica del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"486\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Cover-Authors-Origin-ITA.jpg\" alt=\"Beatles-Cover-Authors-Origin-ITA\" class=\"wp-image-17662\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Cover-Authors-Origin-ITA.jpg 512w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Cover-Authors-Origin-ITA-480x456.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 512px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 1: background di provenienza autori cover dei Beatles<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><strong>Strumentazione e suono<\/strong><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Beatles adottarono la <strong>classica formazione con due chitarre, basso e batteria<\/strong> prendendo ispirazione dai gruppi skiffle e rock and roll che li influenzarono durante i loro anni formativi, alla fine degli anni Cinquanta. Questa formazione era economica e perfetta per locali, sale da ballo e club come il Cavern, ma soprattutto offriva flessibilit\u00e0 ritmica e melodica: una chitarra si occupava della ritmica e degli accordi, l\u2019altra delle linee soliste. Mentre la Decca rifiutava i Beatles con la motivazione \u201cI gruppi con le chitarre sono finiti\u2026I Beatles non hanno futuro nello show business\u201d, George Martin si mise alla prova nel produrre una formazione strumentale per lui relativamente nuova (essendo stato fino a quel momento produttore di musica barocca, comedy records e show radiofonici per la Parlophone).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"795\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-quartet-1024x795.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17553\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-quartet-1024x795.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-quartet-980x760.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-quartet-480x372.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I Beatles adottarono la classica formazione con due chitarre, basso e batteria nel 1961<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il passare del tempo, anche grazie ai suggerimenti di Martin, <strong>i Beatles ampliarono notevolmente la loro strumentazione<\/strong> e molte di queste scelte riflettono l\u2019influenza della musica afroamericana. L\u2019uso del pianoforte (avvenuto sporadicamente gi\u00e0 dal primo album sul brano \u201cMisery\u201d e suonato proprio da Martin) e dell\u2019organo Hammond, strumenti fondamentali nel gospel, nel soul e nel rhythm and blues, divenne sempre pi\u00f9 centrale nei loro arrangiamenti (si pensi a brani come Lady Madonna, ispirato allo stile boogie-woogie e rhythm and blues di Fats Domino), a tal punto che per le sessioni di <em>Let It Be<\/em> venne ingaggiato Billy Preston, tastierista afroamericano presente in alcuni dei brani dell\u2019album e nell\u2019iconico live sul tetto del quartier generale della Apple a Londra il 30 gennaio 1969. Le sezioni fiati, presenti in \u201cGot to Get You Into My Life\u201d o \u201cSavoy Truffle\u201d, mostrano l\u2019influsso del soul di Motown e Stax, con arrangiamenti che evocano Otis Redding o James Brown, ed il bassismo di Paul McCartney spesso si avvicina allo stile di pionieri afroamericani come James Jamerson.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa estensione strumentale (insieme a quella sterminata qui non citata perch\u00e9 non attinente alla musica afroamericana, come per esempio l\u2019uso di percussioni, del sitar, del mellotron, dell\u2019elettronica e dello \u201cstudio di registrazione\u201d come strumento) fu resa possibile anche grazie alla collaborazione con <strong>George Martin<\/strong>, e con <strong>i tecnici degli studi di Abbey Road<\/strong>, tra i quali forse il pi\u00f9 importante fu <strong>Geoff Emerick<\/strong>. Vale giusto la pena citare il famoso effetto \u201creverse\u201d, la tecnica cio\u00e8 di registrare delle parti e invertire il nastro in modo che suonassero al contrario. Questa tecnica, inventata dai Beatles ad Abbey Road e oggi adottata da musicisti in ogni genere musicale, \u00e8 stata talmente standardizzata che viene regolarmente inserita su tutti i principali multieffetti digitali. Un artista nel mondo del jazz che la utilizza regolarmente e che ne ha fatto quasi un marchio personale \u00e8 Bill Frisell, il quale ha pi\u00f9 volte reso omaggio ai Beatles e specialmente all\u2019artefice degli esperimenti pi\u00f9 spinti tra i Beatles, John Lennon (responsabile di quel capolavoro che \u00e8 \u201cTomorrow Never Knows\u201d).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Vocalit\u00e0<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stile vocale dei Beatles \u00e8 stato profondamente influenzato dalla musica afroamericana, in particolare dalle tradizioni vocali del rhythm and blues, del soul, del gospel e del primo rock and roll. Questi generi, profondamente radicati nella cultura nera americana, hanno modellato le qualit\u00e0 espressive ed emotive che sono diventate tratti distintivi del canto dei Beatles. Una delle caratteristiche pi\u00f9 evidenti \u00e8 l\u2019uso del <strong>\u201ccall and response\u201d,<\/strong> una tecnica vocale di origine africana centrale nel gospel e nel soul. Questa si pu\u00f2 ascoltare in brani come \u201cTwist and Shout\u201d dove alla voce solista segue la risposta dei cori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Beatles utilizzavano spesso <strong>armonizzazioni strette<\/strong> (vedi sezione sull\u2019armonia) simili a quelle dei gruppi Motown o doo-wop, come in \u201cThis Boy\u201d e \u201cIf I Fell\u201d a testimonianza della loro affinit\u00e0 con l\u2019estetica vocale di gruppi afroamericani quali The Shirelles, The Marvelettes, The Miracles e The Isley Brothers. Il timbro graffiato reso popolare da artisti neri come Little Richard e Ray Charles, si ritrova nell\u2019interpretazione di Lennon in \u201cTwist and Shout\u201d (per la verit\u00e0 dovuta a un forte raffreddore che obblig\u00f2 Lennon a dare tutto s\u00e9 stesso nell\u2019ultima take della storica seduta di registrazione dell\u201911 febbraio 1963 ad Abbey Road per registrare il primo disco <em>Please please me<\/em>) o in quella di McCartney in \u201cLong Tall Sally\u201d. Un\u2019altra influenza chiave \u00e8 il <strong>canto melismatico<\/strong>, ovvero l\u2019esecuzione di pi\u00f9 note su una sola sillaba, tipico del gospel e del soul, utilizzata per esempio in alcuni punti di \u201cOh! Darling\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Stili strumentali<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Beatles, soprattutto nella seconda parte della loro discografia, <strong>incorporarono altri elementi stilistici provenienti dal jazz e dalla musica afroamericana, oltre al rock and roll, al blues e al rhythm and blues degli esordi, fondendo soul, funk, swing<\/strong> con il loro sound pop-rock. Paul McCartney, per le ragioni espresse in precedenza, \u00e8 uno dei principali fautori di questo cambiamento, evidente in molte delle sue composizioni. Il primo esempio emblematico \u00e8 \u201cGot to Get You Into My Life\u201d, omaggio diretto al soul della Motown e a Otis Redding. Qui l\u2019arrangiamento di fiati ricorda le big band, con riff sincopati tipici del soul e del rhythm and blues. Anche \u201cPenny Lane\u201d e \u201cSgt. Pepper\u2019s Lonely Hearts Club Band\u201d mostrano influenze jazz e brass band afroamericane, con arrangiamenti di fiati curati e atmosfere che richiamano le tradizioni di New Orleans e le marching band. \u201cWhen I\u2019m Sixty-Four\u201d e \u201cYour Mother Should Know\u201d rievocano il jazz degli anni Venti e Trenta, con clarinetti e swing, richiamando figure come Benny Goodman. \u201cLady Madonna\u201d \u00e8 un chiaro omaggio al boogie-woogie di Fats Domino, con pianoforte sincopato e fiati in stile soul.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1021\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-White-Album-COVER-1-1024x1021.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17575\" style=\"box-shadow:var(--wp--preset--shadow--natural)\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-White-Album-COVER-1-1024x1021.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-White-Album-COVER-1-980x977.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-White-Album-COVER-1-480x479.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>The Beatles<\/em> (l\u2019album \u201cbianco\u201d)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019album <em>The Beatles<\/em> (l\u2019album \u201cbianco\u201d)<\/strong> contiene il maggior numero di brani stilisticamente vicini al jazz: \u201cHoney Pie\u201d richiama il jazz tradizionale di Fats Waller e Duke Ellington con il suo stile r\u00e9tro e gli arrangiamenti da music hall. Con \u201cOb-La-Di, Ob-La-Da\u201d i Beatles si avvicinano al reggae, un genere afro-caraibico appena nato in Giamaica e che si diffondeva in quegli anni anche nel Regno Unito. \u201cSavoy Truffle\u201d, brano di Harrison, fonde funk e soul con arrangiamenti di fiati ricchi di armonie jazzistiche, mostrando l\u2019influenza delle sonorit\u00e0 di James Brown, mentre nel finale free di \u201cHelter Skelter\u201d, che suona come una jam che prosegue a oltranza (e che scatener\u00e0 l\u2019ira di Ringo con il suo famoso urlo \u201cI\u2019ve got blisters on my fingers!\u201d finito nella take definitiva)&nbsp; si coglie invece un\u2019ispirazione dal free jazz, con improvvisazioni dissonanti e caotiche. Anche \u201cMartha My Dear\u201d, \u201cRocky Raccoon\u201d e \u201cI Will\u201d, tutti di McCartney, mostrano arrangiamenti che testimoniano la vastit\u00e0 di riferimenti jazz a cui ha attinto l\u2019autore. Tra i brani meno noti ma rilevanti, \u201cYou Know My Name (Look Up the Number)\u201d esplora con ironia e sperimentazione vari stili che spaziano dal calypso al jazz tradizionale (vedi sezione sul ritmo), mostrando la versatilit\u00e0 del gruppo nel giocare con le influenze afroamericane.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Riferimenti culturali<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Beatles non erano un gruppo che si schierava apertamente con la politica come alcuni loro coetanei, ma il loro rapporto con la cultura e la storia afroamericana \u00e8 stato comunque profondo e rispettoso, visibile sia nei loro testi sia nelle loro azioni. Un esempio molto significativo \u00e8 la canzone \u201cBlackbird\u201d di Paul McCartney, registrata nel giugno 1968, ispirata direttamente al <strong>movimento per i diritti civili<\/strong> negli Stati Uniti (Martin Luther King venne assassinato solo due mesi prima). L\u2019immagine dell\u2019uccellino nero che impara a volare diventa una potente metafora della lotta contro l\u2019oppressione razziale e della speranza di libert\u00e0 per milioni di persone. Il loro impegno si era visto in precedenza anche nella vita reale: nel 1964, quando furono invitati a suonare a Jacksonville, in Florida, si rifiutarono di esibirsi davanti a un pubblico segregato. Un gesto che all\u2019epoca non era affatto scontato, ma che dimostrava la loro ferma opposizione alla discriminazione razziale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"654\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Martin-Luther-King-1024x654.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17572\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Martin-Luther-King-1024x654.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Martin-Luther-King-980x626.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Martin-Luther-King-480x307.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Martin Luther King in uno dei suoi tanti discorsi<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A differenza di artisti come Bob Dylan o Joan Baez, il loro modo di essere impegnati era pi\u00f9 discreto, ma non per questo meno sincero. Nel documentario <em>Anthology<\/em>, George Harrison parla con grande ammirazione di musicisti come Ray Charles e Little Richard, che non solo li influenzarono musicalmente, ma erano anche simboli della lotta contro le ingiustizie sociali. Sapevano bene cosa significasse vivere in un mondo che li discriminava, e i Beatles ne furono ispirati non solo come musicisti, ma anche come persone. Il rispetto e la solidariet\u00e0 dei Beatles verso la cultura afroamericana sono un filo sottile ma potente che attraversa tutta la loro carriera.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Analisi strutturale, formale e performativa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aspetti ritmici<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:12px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La macchina del ritmo dietro le canzoni dei Beatles \u00e8 Ringo Starr<\/strong>. Il suo drumming \u00e8 unico e riconoscibile, in parte grazie alla sua particolarit\u00e0 fisica: mancino che suona una batteria da destro. Questo comporta accenti inusuali in alcuni fill e groove, che conferiscono una naturalezza asimmetrica tipica del sound di molte canzoni dei Beatles. Tra le ispirazioni principali nella sua crescita musicale ci sono Cozy Cole e Gene Krupa, batteristi jazz che suonarono con Cab Calloway e Louis Armstrong. Da loro Ringo eredita non solo un approccio particolare allo swing ma anche tecniche come l\u2019uso espressivo del timpano per creare groove afro-jazz, come si pu\u00f2 ascoltare ad esempio in \u201cCome Together\u201d. Il \u201cfeel\u201d di Ringo Starr \u00e8 inconfondibile: basti ascoltare \u201cI Feel Fine\u201d, \u201cTicket to Ride\u201d, \u201cRain\u201d, \u201cTomorrow Never Knows\u201d o il leggendario assolo in \u201cThe End\u201d, dove la cassa \u00e8 in quattro e i tom \u201cswingano\u201d in maniera quasi jazzistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Why Ringo Starr is my Favorite Drummer\" width=\"1080\" height=\"608\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jjKPbdTPswc?feature=oembed\"  allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo <strong>Gregg Bissonette<\/strong>, batterista che ha suonato nella Ringo Starr &amp; His All-Starr Band, Ringo \u201crespira\u201d con la canzone, usando la batteria anche come strumento melodico, e sembra \u201cswingare\u201d sia nei ritmi \u201cshuffle\u201d (dove le crome hanno durate diverse variabili all\u2019interno di una figurazione terzinata, come nello swing) che su quelli \u201cstraight\u201d (dove le crome hanno ugual durata, ovvero sono \u201cdritte\u201d). Questo \u00e8 dovuto alla sua raffinata tecnica sull\u2019hi-hat (il \u201ccharleston\u201d). Per esempio a circa un minuto del video di \u201cI Want to Hold Your Hand\u201d nella versione all\u2019Ed Sullivan Show del 9 febbraio 1964, rallentando la velocit\u00e0, si nota chiaramente come il suo colpire l\u2019hi-hat avvenga in due modi diversi: le crome in battere, pi\u00f9 accentate, sono colpite in direzione esterna al kit, mentre le crome sui levare dei movimenti avvengono con un cambio di direzione della mano\/polso verso l\u2019interno del kit. Inoltre il punto dell\u2019hi-hat dove cade la bacchetta cambia ad ogni croma, conferendo non solo una dinamica diversa ma anche un timbro diverso ad ogni nota. Questa variet\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che dona un\u2019aura di swing a molti dei brani dei Beatles, sia shuffle che straight (si veda la Figura 2 per il rapporto tra le due tipologie).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"512\" height=\"512\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Rhythmic-Feel-Chart-ITA.jpg\" alt=\"Beatles-Rhythmic-Feel-Chart-ITA\" class=\"wp-image-17665\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Rhythmic-Feel-Chart-ITA.jpg 512w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Rhythmic-Feel-Chart-ITA-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 512px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 2: tipologia di \u201cfeel\u201d ritmico nei brani della discografia ufficiale dei Beatles<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Nei ritmi shuffle\/swing come in \u201cAll My Loving\u201d e \u201cI\u2019m a Loser\u201d Ringo \u00e8 fluido e dinamico e la figurazione ritmica \u00e8 quasi sempre quella indicata in Figura 3:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"611\" height=\"237\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-DRUMS.jpg\" alt=\"ALL-MY-LOVING-DRUMS\" class=\"wp-image-17583\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-DRUMS.jpg 611w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-DRUMS-480x186.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 611px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 3: trascrizione della figurazione ritmica su \u201cAll My Loving\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel drumming di Ringo si pu\u00f2 quasi sentire la tipica figurazione swing che si otterrebbe togliendo la seconda e la sesta croma da questa tipica figurazione, spesso suonata da Ringo anche sui piatti. Tuttavia le trascrizioni ufficiali non mettono in evidenza i dettagli dinamici e l\u2019articolazione. Per esempio la trascrizione ufficiale della parte di batteria su \u201cI\u2019m a Loser\u201d omette le accentazioni sulle crome in battere che si rivelano dall\u2019isolamento della traccia di batteria (avvenuta tramite l\u2019applicazione online <a href=\"http:\/\/lalal.ai\">LALAL.AI<\/a>), sonorit\u00e0 dovuta alla tecnica sull\u2019hi-hat descritta sopra.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"435\" height=\"204\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-OFFICIAL-DRUMS.jpg\" alt=\"IM-A-LOSER-OFFICIAL-DRUMS\" class=\"wp-image-17586\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-OFFICIAL-DRUMS.jpg 435w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-OFFICIAL-DRUMS-300x141.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 435px) 100vw, 435px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4a: trascrizione ufficiale della parte di batteria di \u201cI\u2019m a Loser\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"494\" height=\"177\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-DESSANAY-DRUMS.jpg\" alt=\"IM-A-LOSER-DESSANAY-DRUMS\" class=\"wp-image-17585\" style=\"width:468px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-DESSANAY-DRUMS.jpg 494w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IMALOSER-DESSANAY-DRUMS-480x172.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 494px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 4b: mia trascrizione della parte di batteria di \u201cI\u2019m a Loser\u201d con articolazioni<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul brano \u201cAnother Girl\u201d compare la tipica figurazione swing, anche se la canzone e il genere pop che i Beatles stanno plasmando richiedono l\u2019uso costante della cassa sull\u2019uno e sul tre e del rullante sul due e sul quattro.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"465\" height=\"205\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ANOTHERGIRL-DRUMS.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17589\" style=\"width:433px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ANOTHERGIRL-DRUMS.png 465w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ANOTHERGIRL-DRUMS-300x132.png 300w\" sizes=\"(max-width: 465px) 100vw, 465px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 5: parte di batteria su \u201cAnother Girl\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra caratteristica del drumming raffinato di Ringo si pu\u00f2 ascoltare in brani come \u201cA Taste of Honey\u201d (per esempio nelle strofe in tempo tre quarti) e \u201cWhen I\u2019m Sixty-Four\u201d (da 0:07 a 0:37 per esempio) dove l\u2019uso delle spazzole avviene con eleganza, alla maniera dei batteristi di jazz.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"374\" height=\"234\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ATASTEOFHONEY-DRUMS.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17590\" style=\"aspect-ratio:1.5983831384437708;width:372px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ATASTEOFHONEY-DRUMS.png 374w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ATASTEOFHONEY-DRUMS-300x188.png 300w\" sizes=\"(max-width: 374px) 100vw, 374px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 6: esempio di accompagnamento con le spazzole su \u201cA Taste of Honey\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una piccola percentuale di brani (si veda di nuovo la Figura 2) utilizza sia ritmi straight che tempi shuffle\/swing. \u201cI Call Your Name\u201d per esempio utilizza un ritmo straight per le parti cantate ma passa a shuffle per l\u2019assolo di chitarra. La prima e l\u2019ultima parte di \u201cA Day in the Life\u201d (attribuibili a Lennon) sono straight, mentre la parte centrale (attribuibile a McCartney) \u00e8 in shuffle\/swing. Le parti cantate di \u201cRocky Raccoon\u201d sono straightmentre le parti strumentali (che presentano una sorta di canto \u201cscat\u201d che doppia un \u201chonky-tonk\u201d piano, e un tipico accompagnamento di basso e voce imitante un basso tuba sul due e sul quattro) sono in shuffle\/swing. Infine, il brano parodico e grottesco, quasi caricaturale, \u201cYou Know My Name (Look Up the Number)\u201d contiene ben tre cambi ritmici: si passa da un beat straight tipico del rock and roll, a una sorta di calypso, ispirato forse dalla musica caraibica britannica, molto popolare nel Regno Unito negli anni &#8217;60 (e che tra l\u2019altro permea anche il jazz di artisti britannico-caraibici come Joe Harriott che non a caso nel suo disco <em>Free Form<\/em> del 1961 presenta uno scoppiettante brano dal titolo \u201cCalypso\u201d), per finire in un vero e proprio jazz swing con accompagnamento pianistico in stile cabarettistico, un assolo di voce in stile \u201cvocalese\u201d non-sense e un breve intervento solistico di sassofono suonato da Brian Jones dei Rolling Stones.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Interplay ritmico<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel rock and roll capita spesso che ci siano <strong>ritmi straight e shuffle\/swing<\/strong> suonati contemporaneamente da strumenti diversi. Questa sovrapposizione ritmica ha radici nel blues e nello swing, aggiunge spinta, contrasto e variet\u00e0 ritmica e contribuisce all\u2019energia e al drive caratteristici del genere. Per esempio molti batteristi del primo rock and roll suonano con un beat swingato, usando hi-hat o ride con una suddivisione ternaria (spesso il primo e il terzo movimento del terzinato). Anche le chitarre ritmiche spesso suonano in shuffle, richiamando l\u2019influenza del blues e del jump blues. In questo tipo di brani il basso (o il piano) pu\u00f2 suonare con ottavi straight. Anche il canto pu\u00f2 avere un andamento straight, creando contrasto con il \u201cfeel\u201d swingato degli altri strumenti. \u00c8 quello che avviene su \u201cLong Tall Sally\u201d dove la batteria e le chitarre suonano in swing, il basso accompagna con una linea walking in quarti, e il pianoforte (suonato in studio da George Martin) accompagna con gli ottavi straight, creando una tensione ritmica interessante con il resto della band.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1001\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-Ringo-1024x1001.jpg\" alt=\"Paul-Ringo\" class=\"wp-image-17592\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-Ringo-1024x1001.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-Ringo-980x958.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Paul-Ringo-480x469.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Paul e Ringo: la sezione ritmica dei Beatles<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Paul McCartney ha spesso parlato dell\u2019<strong>interplay<\/strong> che aveva con Ringo Starr, lodando in particolare la sensibilit\u00e0 musicale, il \u201cfeel\u201d e il modo in cui la batteria di Ringo completava il suo modo di suonare il basso. Ha sottolineato pi\u00f9 volte che Ringo aveva una comprensione intuitiva di ci\u00f2 che una canzone richiedeva, il che lo rendeva il partner ritmico ideale, creando una sintonia perfetta, una sorta di connessione musicale non verbale, quello che avviene regolarmente tra bassista e batterista di una formazione jazz. McCartney afferma che a volte per Ringo non era importante ci\u00f2 che suonava ma ci\u00f2 che non suonava, spesso lasciando libero quello spazio che dava al basso la possibilit\u00e0 di muoversi. \u00c8 quello che succede in \u201cCome Together\u201d dove il groove lento e leggermente in ritardo di Ringo permise a McCartney di creare l\u2019iconica linea di basso, melodica e ariosa, che fluttuava sopra il ritmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019accompagnamento con il basso \u201cin 2\u201d utilizzando tonica e quinta (tipico del basso tuba nelle brass band di New Orleans) pu\u00f2 essere sentito su moltissimi brani, anche nella seconda parte della discografia, ed \u00e8 significativo che compaia nella prima traccia in assoluto pubblicata dai Beatles, \u201cLove Me Do\u201d, con un andamento swingante; su altri brani l\u2019accompagnamento \u201cin 2\u201d pu\u00f2 avvenire su un ritmo straight, come in \u201cI\u2019ll Follow the Sun\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"921\" height=\"183\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/LOVEMEDO-BASS.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17593\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/LOVEMEDO-BASS.png 921w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/LOVEMEDO-BASS-480x95.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 921px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 7 : Linee di basso \u201cin 2\u201d su \u201cLove Me Do\u201d e \u201cI\u2019ll Follow the Sun\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul ritmo di \u201cAll My Loving\u201d (vedi Figura 3) il basso accompagna \u201cin 4\u201d (vedi Figura 13 pi\u00f9 avanti), uno stile che McCartney applica alla maggior parte dei brani del primo periodo, per esempio su \u201cTell Me Why\u201d (vedi Figura 8).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"179\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TELLMEWHY-BASS-1024x179.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17594\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TELLMEWHY-BASS-1024x179.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TELLMEWHY-BASS-980x172.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TELLMEWHY-BASS-480x84.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 8: linea di basso \u201cin 4\u201d su \u201cTell Me Why\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In \u201cMichelle\u201d (come succede in altri pezzi quali \u201cWith a Little Help From My Friends\u201d) la linea di basso passa dal due al quattro (come d\u2019altronde succede nella maggior parte di pezzi swing di velocit\u00e0 media) e costituisce anche un\u2019incredibile e sapiente linea melodica (vedi sezione successiva).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"380\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-BASS-1024x380.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17596\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-BASS-1024x380.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-BASS-980x364.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-BASS-480x178.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 9: linea di basso in \u201cMichelle\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:21px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aspetti melodici<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli aspetti melodici nella musica dei Beatles rappresentano una delle componenti pi\u00f9 distintive del loro stile. Uno degli elementi melodici pi\u00f9 frequenti \u00e8 l\u2019uso della <strong>scala pentatonica<\/strong>, sia maggiore che minore, evidente in molte linee vocali, linee di basso e assoli di chitarra, in particolare nei brani pi\u00f9 influenzati dal rock and roll, dal blues e dal folk. Ad esempio, in \u201cFrom Me to You\u201d e \u201cTicket to Ride\u201d, le melodie vocali si muovono prevalentemente all\u2019interno del materiale pentatonico, conferendo un immediatezza e un\u2019espressivit\u00e0 che va oltre la notazione tradizionale, ottenuta anche tramite micro-intonazioni e leggere flessioni dell\u2019intonazione, con uso di glissandi, blue note e bending tipici della musica afroamericana, che danno intensit\u00e0 emotiva alla linea melodica. La melodia vocale \u00e8 centrale soprattutto nella maggior parte dei brani di McCartney, come \u201cYesterday\u201d o \u201cMichelle\u201d, dove le linee sono tonali ma spesso basate su intervalli inusuali che mostrano raffinatezza melodica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"334\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FROMMETOYOU-VOCAL-1024x334.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17598\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FROMMETOYOU-VOCAL-1024x334.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FROMMETOYOU-VOCAL-980x320.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/FROMMETOYOU-VOCAL-480x157.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 10: linea vocale con utilizzo di scala pentatonica e blue note in \u201cFrom Me to You\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:25px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"196\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-VOCAL-1024x196.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17599\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-VOCAL-1024x196.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-VOCAL-980x187.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/MICHELLE-VOCAL-480x92.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 11: linea vocale con utilizzo di intervalli inusuali in \u201cMichelle\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa tecnica viene utilizzata negli assoli di chitarra, non solo nei brani della prima parte della discografia, in stile rock and roll, come per esempio in \u201cI Saw Her Standing There\u201d, ma anche in brani dell\u2019ultima parte della carriera. In \u201cSomething\u201d, George Harrison utilizza un fraseggio lirico e melodico, pi\u00f9 vicino al canto che alla tecnica chitarristica rock, stile riconoscibile che manterr\u00e0 anche per tutta la sua carriera da solista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche nei pezzi pi\u00f9 delicati o acustici gli assoli di chitarra mostrano una cura melodica particolare. In \u201cAnd I Love Her\u201d l\u2019assolo \u00e8 semplice ma altamente melodico, riprendendo gli stessi elementi della linea vocale, ed \u00e8 costruito sulla scala minore naturale.&nbsp; In \u201cTill There Was You\u201d (vedi Fig.12) l&#8217;assolo \u00e8 chiaramente ispirato al jazz e alla chitarra classica, in stile Django Reinhardt. L&#8217;assolo si sviluppa su frasi melodiche eleganti e articolate, con un tocco leggero e ornamentale che si integra perfettamente con l\u2019atmosfera swing del brano, utilizzando un mix di scale, arpeggi, accordi e cromatismi tipici della tradizione jazz, in sintonia con gli accordi maggiori, minori, diminuiti, e di settima.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"341\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TILLTHEREWASYOU-ASSOLO-GTR-1024x341.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17600\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TILLTHEREWASYOU-ASSOLO-GTR-1024x341.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TILLTHEREWASYOU-ASSOLO-GTR-980x326.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/TILLTHEREWASYOU-ASSOLO-GTR-480x160.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 12: l\u2019assolo di chitarra su \u201cTill There Was You\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uso della <strong>scala misolidia<\/strong> \u00e8 spesso presente in quei brani che presentano un\u2019armonia modale (vedi sezione successiva). In \u201cNorwegian Wood\u201d e \u201cTomorrow Never Knows\u201d la melodia vocale di Lennon si adatta all\u2019armonia di settima sospesa (sus4) sottostante. L\u2019influenza delle <strong>scale indiane<\/strong> emerge con forza nei brani di George Harrison nella seconda parte della discografia dei Beatles. Le sonorit\u00e0 indiane vengono introdotte con l\u2019uso del sitar su \u201cNorwegian Wood\u201d che suona una melodia misolidia, ma \u00e8 solo in \u201cLove You To\u201d e soprattutto in \u201cWithin You Without You\u201d che compaiono melodie caratterizzate da modi indiani, come la scala Khamaj (simile alla scala misolidia occidentale ma con variazioni microtonali). Anche in brani successivi e meno legati alla sonorit\u00e0 indiana come \u201cBlue Jay Way\u201d la melodia utilizza <strong>scale atipiche e dal sapore orientale<\/strong> come il sesto modo della scala minore armonica, con intervallo di tono e mezzo tra primo e secondo grado.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il basso contribuisce in modo significativo alla componente melodica. In \u201cAll My Loving\u201d la linea di basso utilizza un walking bass tipico del jazz, creando un contrappunto melodico alla voce.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"319\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-BASS-LINE-1024x319.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17601\" style=\"aspect-ratio:3.210141394441736;width:823px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-BASS-LINE-1024x319.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-BASS-LINE-980x305.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/ALLMYLOVING-BASS-LINE-480x149.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 13: linea di walking bass su \u201cAll My Loving\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In alcuni brani sono presenti degli assoli da parte di musicisti esterni ai Beatles. Sebbene la maggior parte di essi sia scritta, come per esempio il bellissimo assolo di corno francese in \u201cFor No One\u201d, dalle sonorit\u00e0 cameristiche molto vicine al cool jazz, o quello di tromba piccola in \u201cPenny Lane\u201d, alcuni di essi sono improvvisati e in stile tradizionalmente jazzistico, ad esempio il solo di sax tenore di Ronnie Scott su \u201cLady Madonna\u201d o il solo di violino in stile country di Jack Fallon su \u201cDon\u2019t Pass Me By\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aspetti armonici<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Analizzando la discografia dei Beatles emerge chiaramente un\u2019<strong>evoluzione armonica<\/strong> sorprendente, che li ha portati a passare da strutture semplici e funzionali a un linguaggio sempre pi\u00f9 ricco, sofisticato e contaminato. Questo processo si \u00e8 sviluppato attraverso un uso crescente di accordi estesi, progressioni originali, modalit\u00e0 e influenze extra-europee, con una profonda assimilazione dell\u2019armonia afroamericana, in particolare quella derivata dal blues, gospel, soul e jazz, che si \u00e8 fusa con dissonanze, modulazioni impreviste e una libert\u00e0 armonica estremamente originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prima parte della loro carriera, triadi maggiori, minori e accordi di sesta e settima dominano, riflettendo sequenze armoniche legate a forme semplici di derivazione afroamericana. I Beatles esplicitano queste armonie sia con gli strumenti sia con il loro stile vocale che utilizza armonie a parti strette, tipiche dello stile doo-wop. Tuttavia, anche in questa fase emergono esempi di inventiva armonica che testimoniano la ricerca di soluzioni nuove e sonorit\u00e0 originali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hard-Days-Night-COVER-1024x1024.jpg\" alt=\"Beatles-Hard-Days-Night-COVER\" class=\"wp-image-17603\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hard-Days-Night-COVER-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hard-Days-Night-COVER-980x980.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Hard-Days-Night-COVER-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>A Hard Day&#8217;s Night<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un caso emblematico \u00e8 l\u2019<strong>accordo iniziale di \u201cA Hard Day\u2019s Night\u201d<\/strong>, un accordo complesso (contenente le note sol, do, fa, re, la distribuite tra chitarre, basso e pianoforte), che ha suscitato discussioni tra musicologi per decenni. Pur non classificabile facilmente secondo le categorie tonali tradizionali (viene spesso indicato come Gsus4\/D), questo accordo introduce fin da subito un\u2019ambiguit\u00e0 armonica e una forte carica espressiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uso di accordi major7 \u00e8 frequente in brani come \u201cHere, There and Everywhere\u201d, \u201cSomething\u201d e \u201cSun King\u201d. Spesso questi si accompagnano ad altri accordi tipici del jazz, come il 7b9 e il diminuito (entrambi presenti in \u201cMichelle\u201d e il diminuito in modo ampio in \u201cBecause\u201d), e l\u2019aumentato (gi\u00e0 utilizzato in \u201cAsk Me Why\u201d). \u201cTaxman\u201d presenta per la prima volta l\u2019accordo di settima\/nona diesis, mentre \u201cI Want to Tell You\u201d si distingue per accordi di 7sus4 e uno stile armonico spigoloso tipico di Harrison.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1021\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Revolver-COVER-1021x1024.jpg\" alt=\"Beatles-Revolver-COVER\" class=\"wp-image-17604\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Revolver-COVER-1021x1024.jpg 1021w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Revolver-COVER-980x983.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Revolver-COVER-480x481.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1021px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>Revolver<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <strong>progressioni armoniche<\/strong> nei Beatles spaziano da semplici sequenze tonali a catene sofisticate caratterizzate da modulazioni inattese e uso creativo delle funzioni armoniche. Nei primi anni, le sequenze riflettono spesso il blues o il doo-wop, ma col tempo si fanno pi\u00f9 complesse e articolate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ballad rappresentano un buon esempio per osservare la <strong>sofisticazione armonica<\/strong> dei Beatles. Brani come \u201cIf I Fell\u201d, \u201cYesterday\u201d, \u201cMichelle\u201d, \u201cHere, There and Everywhere\u201d usano modulazioni e accordi secondari per allontanarsi e poi ritornare alla tonalit\u00e0 principale, facendo esteso uso delle cadenze ii-V (si adotta qui la convenzione di indicare i gradi minori con le minuscole e i gradi maggiori con le maiuscole), ereditate dall\u2019armonia classica ma estremamente diffuse negli standard jazz.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"550\" height=\"407\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IFIFELL-CHART.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17606\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IFIFELL-CHART.jpg 550w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/IFIFELL-CHART-480x355.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 550px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 14: chart armonica tratta da iReal Pro di \u201cIf I Fell\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:25px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"550\" height=\"366\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/YESTERDAY-CHART.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17607\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/YESTERDAY-CHART.jpg 550w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/YESTERDAY-CHART-480x319.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 550px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 15: chart armonica tratta da iReal Pro di \u201cYesterday\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una tipica <strong>progressione jazz<\/strong> \u00e8 quella che utilizza la discesa cromatica della tonica in tonalit\u00e0 minore, come nello standard \u201cMy Funny Valentine\u201d (i &#8211; imaj7 &#8211; i7 &#8211; i6). Nel repertorio dei Beatles questa progressione si ritrova per esempio nella chiusura delle strofe di \u201cMichelle\u201d, o nell\u2019apertura delle strofe di \u201cCry Baby Cry\u201d. Una versione simile in maggiore (I Imaj7 I7 IV) la ritroviamo nell\u2019apertura delle strofe di \u201cSomething\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Probabilmente influenzati dall\u2019evoluzione di altri generi musicali quali il jazz, anche i Beatles fanno dell\u2019<strong>armonia modale<\/strong> un altro tratto distintivo della loro evoluzione musicale, particolarmente a partire dal 1965. In \u201cNorwegian Wood\u201d, la tonalit\u00e0 iniziale di Mi maggiore lascia spazio ad un\u2019armonia misolidia nel momento in cui la melodia vocale tocca la nota Re. Questo approccio modale, rafforzato dal sitar, crea un\u2019atmosfera ambigua e sospesa dalla quale ci si allontana solo nella variazione in Sol minore per poi tornare alla tonalit\u00e0 di partenza con una cadenza ii-V. Pi\u00f9 radicale \u00e8 l\u2019armonia modale di \u201cTomorrow Never Knows\u201d, costruita esclusivamente su un bordone di Do e sulla scala di Do misolidio, senza una vera progressione armonica.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1015\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Harrison-Shankar-Indian-sitar-1024x1015.jpg\" alt=\"Harrison-Shankar-Indian-sitar\" class=\"wp-image-17608\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Harrison-Shankar-Indian-sitar-1024x1015.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Harrison-Shankar-Indian-sitar-980x971.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Harrison-Shankar-Indian-sitar-480x476.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">George Harrison studia il sitar con il maestro indiano Ravi Shankar<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019influenza della musica indiana<\/strong>, soprattutto grazie a George Harrison, si manifesta non solo a livello timbrico ma anche armonico. In \u201cWithin You Without You\u201d, la struttura si basa come gi\u00e0 detto sulla scala Khamaj, con una concezione armonica in parte ancora modale e un uso di bordoni, tipici della musica classica indiana. L\u2019armonia qui assume una funzione spirituale, lontana dalla logica cadenzale europea, creando un campo statico dove si sviluppano frasi melodiche da parte di strumenti tradizionali indiani e trasformazioni lente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio commovente di progressione armonica utilizzata dai Beatles nella parte finale della loro carriera \u00e8 quella di \u201cBecause\u201d, specialmente perch\u00e9 realizzata principalmente dall\u2019armonizzazione vocale (si ascolti la versione esclusivamente vocale che apre il loro album <em>Love<\/em> del 2006 (l\u2019ultimo album prodotto da George Martin prima di morire e remixato dal figlio Giles come compilation per lo spettacolo omonimo del Cirque du Soleil).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"357\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/BECAUSE-VOCAL-1024x357.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17609\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/BECAUSE-VOCAL-1024x357.png 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/BECAUSE-VOCAL-980x342.png 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/BECAUSE-VOCAL-480x168.png 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Figura 16: armonia vocale su accordi sofisticati in \u201cBecause\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aspetti formali<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <strong>forma blues a dodici battute<\/strong>, codificata nel primo Novecento e diffusissima nella musica afroamericana, \u00e8 uno dei modelli utilizzati sia nella loro produzione iniziale sia in qualche brano della seconda parte della discografia. Escludendo le cover con forma dodici battute (tra cui \u201cMatchbox\u201d, \u201cEverybody\u2019s Trying to Be My Baby\u201d, \u201cLong Tall Sally\u201d e altre), la produzione originale che utilizza esclusivamente le 12 battute come forma non \u00e8 molta: solo \u201cI\u2019m down\u201d nella prima parte della della discografia mentre alla seconda parte della discografia appartengono \u201cFlying\u201d, \u201cYer Blues\u201d, \u201cFor You Blue\u201d e \u201cWhy Don&#8217;t We Do It in the Road\u201d. Paradossalmente nella prima parte della discografia i Beatles preferiscono utilizzare la forma a dodici battute mescolandola con delle <strong>sezioni aggiuntive come bridge o ritornelli<\/strong>. Nel caso di \u201cYou Can\u2019t Do That\u201d per esempio, i Beatles aggiungono un bridge di otto battute alla forma blues: si tratta di un\u2019espansione tipica dello stile rhythm and blues anni Cinquanta, che rende la struttura meno prevedibile e pi\u00f9 narrativa. In \u201cShe\u2019s a Woman\u201d si trova una variante interessante: una forma doppia di 24 battute, con un ritornello di quattro battute. Qui la forma blues si espande, adattandosi al gusto pop dei Beatles. Anche \u201cA Hard Day\u2019s Night\u201d rappresenta un esempio efficace di questa forma, con armonie che non seguono lo schema armonico del blues nelle sezioni A (composte da Lennon), e una B di otto misure (composta da McCartney). La sua struttura pu\u00f2 essere cos\u00ec riassunta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A (12) \u2013 A (12) \u2013 B (8) \u2013 A (12) \u2013 A (12: 8 solo + 4 voce) \u2013 B (8) \u2013 A (12) \u2013 Coda<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa canzone, la forma si basa su moduli ricorrenti, ma arricchita da variazioni interne: l\u2019assolo inserito nella quarta sezione A, la ripresa del bridge, e una coda che richiama il motivo principale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molte delle canzoni della prima parte della discografia contengono anche <strong>tre sezioni<\/strong> A (ritornello), B (strofa), C (pre-ritornello). Un esempio brillante di questo tipo \u00e8 \u201cShe Loves You\u201d. La sua struttura \u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A \u2013 BC \u2013 BC \u2013 A \u2013 BC \u2013 A \u2013 coda<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La particolarit\u00e0 \u00e8 l\u2019apertura col ritornello, elemento ancora raro all\u2019epoca ma che viene utilizzato sempre di pi\u00f9 dai Beatles, e l\u2019uso del pre-ritornello, che la prima volta torna alla strofa deludendo le aspettative e creando un senso di suspance, e solo alla seconda ripetizione sfocia nel ritornello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni brani si basano su <strong>forme di sedici battute<\/strong> che richiamano la forma blues. \u201cDay Tripper\u201d per esempio \u00e8 organizzato in blocchi di sedici misure, costruite intorno a un riff centrale che con il passaggio al quarto grado nella quinta misura e il ritorno al primo nella settima presagisce una forma blues che non avviene quando dalla nona misura compare una sezione modulante di altre otto misure. Anche \u201cOne After 909\u201d, uno dei brani pi\u00f9 antichi del loro repertorio originale ma pubblicato solo nel 1970 sull\u2019album <em>Let It Be<\/em>, segue una forma A (16) \u2013 B (8), una struttura essenziale che si rif\u00e0 al rockabilly anni Cinquanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <strong>ballad<\/strong> (brani lenti) dei Beatles, alcune delle quali ispirate al repertorio americano di Broadway, spesso presentano una strofa iniziale (verse) che non ritorna pi\u00f9: una caratteristica derivata dalla forma della ballad standard americana. In \u201cIf I Fell\u201d (brano di Lennon), la struttura \u00e8 (Vedi anche Fig.14):<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph\">VERSE (8) \u2013 A (8+2) \u2013 A (8) \u2013 B (7) \u2013 A (8) \u2013 B (7) \u2013 A (8) \u2013 Coda (4)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si nota come la sezione B non abbia una lunghezza standard (sette misure), e come la prima A venga leggermente allungata. Anche \u201cHere, There and Everywhere\u201d (brano di McCartney) presenta una forma praticamente identica:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph\">VERSE (4) \u2013 A (8) \u2013 A (8) \u2013 B (4) \u2013 A (8) \u2013 B (4) \u2013 A (8) \u2013 Coda (4)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una struttura quasi simmetrica se non fosse per la prima A, ma con sezioni B abbreviate che funzionano come aperture temporanee verso un cambio di armonia, e il ritorno alla A che ricostruisce l\u2019unit\u00e0 formale. La caratteristica di utilizzare un numero di battute dispari e non simmetrico viene utilizzato sempre pi\u00f9 spesso dai due autori principali Lennon e McCartney e la ragione pu\u00f2 essere ricercata nella priorit\u00e0 che i due danno al testo e alla durata che esso necessita per ottenere un flusso naturale di musica e parole. Un esempio tipico \u00e8 la durata delle strofe di \u201cYesterday\u201d, di sette battute (vedi Fig.15)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il brano \u201cNorwegian Wood\u201d, incluso nell\u2019album <em>Rubber Soul<\/em> (come gi\u00e0 detto in precedenza un album di passaggio tra la prima e la seconda fase della discografia dei Beatles) <strong>le strutture di alcune canzoni che mostrano tratti armonici modali iniziano a semplificarsi<\/strong>. Questo brano in tre quarti presenta sia le parti strumentali che le strofe di sedici misure (A) su un unico accordo, mentre la parte variata sempre di sedici misure (B) presenta un andamento armonico pi\u00f9 vario prima di tornare alla strofa. Eccone la struttura completa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph\">A (str) \u2013 A (str) \u2013 A \u2013 A \u2013 B \u2013 A \u2013 A (str) \u2013 A (str) \u2013 B \u2013 A \u2013 A (str 8)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La semplificazione formale \u00e8 pi\u00f9 spinta in brani modali successivi come \u201cTomorrow Never Knows\u201d dove le strofe di otto misure si succedono incessantemente e si alternano con parti strumentali sperimentali.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1021\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Sgt-Pepper-COVER-1024x1021.jpg\" alt=\"Beatles-Sgt-Pepper-COVER\" class=\"wp-image-17611\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Sgt-Pepper-COVER-1024x1021.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Sgt-Pepper-COVER-980x977.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Sgt-Pepper-COVER-480x479.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019arrivo del periodo psichedelico e sperimentale, e dell\u2019influenza della musica indiana, i Beatles iniziano a costruire <strong>brani dalla forma complessa<\/strong>, spesso non etichettabile nei canoni classici. Questo approccio era certamente influenzato da ci\u00f2 che succedeva anche in altri generi musicali quali il jazz, che gi\u00e0 da quasi un decennio aveva visto le forme passare dalle semplici canzoni AABA (o simili) o in forma blues a forme pi\u00f9 fluide. La musica contemporanea d\u2019avanguardia e la sperimentazione continua fornivano stimoli alla <strong>composizione di brani musicali pi\u00f9 ricchi e complessi<\/strong>. Tra questi spiccano \u201cA Day in the Life\u201d del 1967, che unisce due brani in origine separati (uno di Lennon e uno di McCartney), legati da un\u2019orchestrazione visionaria e \u201cHappiness Is a Warm Gun\u201d del 1968, composto da tre sezioni diverse (di cui l\u2019ultima una satire dell\u2019R\u2019n\u2019B anni Cinquanta), ciascuna con un tempo, uno stile e un\u2019atmosfera distinta, quasi una mini-suite. Nonostante ci\u00f2 una buona parte della produzione anche nella seconda parte della discografia rimane ancorata a forme semplici di derivazione afroamericana (come gi\u00e0 detto per le forme blues dei brani originali quali \u201cYer Blues\u201d, \u201cFor You Blue\u201d e \u201cWhy Don&#8217;t We Do It in the Road\u201d).<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"615\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-live-1965-1024x615.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17612\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-live-1965-1024x615.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-live-1965-980x589.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-live-1965-480x288.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I Beatles dal vivo all&#8217;Hollywood Bowl, agosto 1965<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">As jazz arranger Paolo Silvestri stated during a masterclass at the Canepa Conservatory in Sassari in 2025, <strong>concert setlists<\/strong> and album track orders also function as real formal architectures requiring arrangement and structuring. This inquiry thus extends to theseCome affermato dall\u2019arrangiatore jazz Paolo Silvestri durante una masterclass al Conservatorio Canepa di Sassari nel 2025, anche le <strong>scalette dei concerti<\/strong> e l\u2019ordine dei brani nei dischi diventano delle vere e proprie forme su cui operare una sorta di arrangiamento e strutturazione. Si intende dunque ampliare questa indagine sulle forme anche a questi due aspetti. I Beatles, come ogni artista, avevano ben chiara una scaletta per i concerti dal vivo, con l\u2019intento di costruire un arco drammatico che alternasse energia e lirismo, rock and roll, blues e pop. Una scaletta tipo del tour europeo del 1964 per esempio era strutturata in questo modo:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1) I Saw Her Standing There; 2) I Want to Hold Your Hand; 3) All My Loving; 4) She Loves You; 5) Till There Was You; 6) Roll Over Beethoven; 7) Can&#8217;t Buy Me Love; 8) This Boy; 9) Twist and Shout; 10) Long Tall Sally<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come si vede un inizio potente con quattro brani originali due dei quali avevano raggiunto il numero uno nelle classifiche (\u201cI Want to Hold Your Hand\u201d e \u201cShe Loves You\u201d), uno stacco con un brano lirico (la cover \u201cTill There Was You\u201d), una ripresa di energia con altri due brani molto ritmati, un ultimo brano pi\u00f9 calmo (\u201cThis Boy\u201d) per finire con i due brani pi\u00f9 esplosivi del repertorio (le cover \u201cTwist and Shout\u201d e \u201cLong Tall Sally\u201d). Tale scaletta potrebbe essere assimilabile a quella di un set di jazz, nel quale normalmente non si eseguono quasi mai pi\u00f9 di due ballad, spaziate tra di loro e in due momenti interni al set.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Sgt-Pepper-Tracklist-1024x576.jpg\" alt=\"Sgt-Pepper-Tracklist\" class=\"wp-image-17613\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Sgt-Pepper-Tracklist-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Sgt-Pepper-Tracklist-980x552.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Sgt-Pepper-Tracklist-480x270.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La tracklist dell&#8217;album <em>Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band<\/em> (riedizione in CD)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto poco trattato ma fondamentale \u00e8 la <strong>disposizione dei brani in un album<\/strong> che assume anch\u2019essa una funzione formale all\u2019interno di ogni singola opera del gruppo, spesso creando un percorso narrativo sonoro e tematico che accompagna l\u2019immaginazione dell\u2019ascoltatore dalla prima all\u2019ultima nota. L\u2019album <em>Rubber Soul<\/em> \u00e8 uno dei primi esempi di disco concepito come unit\u00e0 formale e non solo come somma di singoli, cos\u00ec come lo \u00e8 <em>Revolver<\/em>. Ma \u00e8 soprattutto con <em>Sgt. Pepper\u2019s Lonely Hearts Club Band<\/em> che i Beatles portano questa idea pi\u00f9 avanti: i brani non solo si susseguono, ma interagiscono emotivamente e armonicamente attraverso le vicende della banda dei cuori solitari, dell\u2019immaginario cantante Billy Shears (impersonificato dalla voce di Ringo) che cerca aiuto nei compagni, per poi prendere il volo immaginifico di Lucy e di tutti i personaggi contenuti nel disco, passando per l\u2019India, per il tendone da circo di Mr. Kite, fino al rientro della banda e l\u2019epica chiusura di \u201cA Day in the Life\u201d. Perfino <em>The Beatles<\/em> (l\u2019album \u201cbianco\u201d), che ad un ascolto superficiale pu\u00f2 risultare la loro opera pi\u00f9 disomogenea, \u00e8 invece il risultato di un percorso logico (guidato dalla sapiente mano di George Martin) attraverso le loro individualit\u00e0 e gli stili musicali da cui esse sono state plasmate nel corso della loro carriera fino a quel momento.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In conclusione di questo lavoro mi piacerebbe suggerire <strong>un\u2019ipotesi interpretativa personale<\/strong>, ovvero che anche l\u2019intera discografia ufficiale dei Beatles possa essere letta come una forma in evoluzione, quasi come una <strong>sinfonia moderna articolata in pi\u00f9 movimenti<\/strong>. Non si tratta solo di un&#8217;evoluzione stilistica interna, ma anche del progressivo assorbimento e trasformazione di influenze musicali esterne, in primis quelle provenienti dalla tradizione afroamericana come dimostrato attraverso questo lavoro. Sin dalle prime fasi del loro percorso, i Beatles si dimostrarono profondamente debitori nei confronti della musica nera statunitense, che funge da filo conduttore, spesso implicito ma mai assente, attraverso tutta la loro produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendendo dunque la suddivisione in due grandi \u201cmovimenti\u201d discografici separati dall\u2019album di transizione <em>Rubber Soul<\/em> esposta in precedenza, ed ampliando leggermente i margini di quest\u2019ultimo all\u2019album che lo precede (<em>Help!<\/em>) e a quello che lo segue (<em>Revolver<\/em>), offro la seguente <strong>interpretazione formale tripartita della discografia ufficiale dei Beatles<\/strong>, non in contrasto ma sfasata rispetto all\u2019interpretazione di Ian MacDonald:<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1021\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Please-please-me-COVER-1021x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17614\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Please-please-me-COVER-1021x1024.jpg 1021w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Please-please-me-COVER-980x983.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Please-please-me-COVER-480x481.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1021px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>Please please me<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>primo movimento<\/strong>, che potremmo chiamare <strong>esposizione<\/strong> (1963-1964), presenta strutture formali semplici, dirette e funzionali, ispirate ai modelli del rock and roll, del rhythm and blues e del doo-wop. Brani come \u201cTwist and Shout\u201d o \u201cPlease Mr. Postman\u201d sono reinterpretazioni di successi nati nel cuore dell\u2019industria musicale nera, e anche i pezzi originali riflettono quelle strutture ritmiche e armoniche. \u00c8 in questa fase che il legame con la musica afroamericana \u00e8 pi\u00f9 esplicito: \u00e8 l\u2019energia primaria da cui tutto nasce.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1012\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Rubber-soul-COVER-1024x1012.jpg\" alt=\"The-Beatles-Rubber-soul-COVER\" class=\"wp-image-17615\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Rubber-soul-COVER-1024x1012.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Rubber-soul-COVER-980x968.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Rubber-soul-COVER-480x474.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>Rubber Soul<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si passa poi al <strong>secondo movimento<\/strong>, una parte di <strong>sviluppo<\/strong> (1965-1967), dove il linguaggio dei Beatles si espande, sia sul piano formale sia su quello timbrico e armonico. Qui le influenze afroamericane si trasformano, diventano pi\u00f9 interiorizzate, pi\u00f9 sofisticate: basti pensare all\u2019uso dei fiati in stile soul in \u201cGot to Get You Into My Life\u201d, all\u2019inflessione swing di \u201cMichelle\u201d o alla ritmica di brani come \u201cDrive My Car\u201d, dove i groove e le articolazioni vocali devono molto al funk e al soul di Detroit. I Beatles esplorano anche forme ibride e inusuali, incorporando elementi del jazz tradizionale, del jazz modale e della musica indiana.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1021\" src=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Abbey-Road-COVER-1024x1021.jpg\" alt=\"The-Beatles-Abbey-Road-COVER\" class=\"wp-image-17616\" srcset=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Abbey-Road-COVER-1024x1021.jpg 1024w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Abbey-Road-COVER-980x977.jpg 980w, https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/The-Beatles-Abbey-Road-COVER-480x479.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La copertina di <em>Abbey Road<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, il terzo e <strong>ultimo movimento<\/strong>, di <strong>ricapitolazione<\/strong> (1968-1970), rappresenta il punto di fusione tra le influenze iniziali e le nuove direzioni intraprese. In questo periodo il gruppo integra tutti gli stimoli precedenti in un linguaggio pi\u00f9 personale, stratificato e maturo. \u00c8 il momento in cui il soul, il gospel, il jazz e persino il reggae non vengono semplicemente citati, ma rielaborati in modo creativo. L\u2019interesse per le sonorit\u00e0 afroamericane si manifesta anche nei dettagli: nel groove di \u201cWhy Don\u2019t We Do It in the Road\u201d, nel sound alla Fats Domino di \u201cLady Madonna\u201d, nel jazz r\u00e9tro di \u201cHoney Pie\u201d, fino ai fiati funk di \u201cSavoy Truffle\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo senso, l\u2019<strong>evoluzione formale dei Beatles \u00e8 inseparabile dal loro dialogo continuo con la tradizione afroamericana<\/strong>. La musica dei Beatles \u00e8 jazz? Quasi certamente no. Ha importanza? Quasi nessuna. La musica dei Beatles \u00e8 infatti un dialogo a doppio senso con gli innumerevoli artisti blues, soul, rock and roll, R\u2019n\u2019B, jazz, funk, doo-wop che li hanno ispirati e che a loro volta hanno riproposto e reinterpretato la musica dei Beatles (tra questi mi piace ricordare l\u2019album <em>Motown Meets The Beatles<\/em>, una compilation del 1995, e una delle ultime uscite del pianista Brad Mehldau, <em>Your Mother Should Know: Brad Mehldau Plays The Beatles<\/em> del 2023).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La discografia dei Beatles non \u00e8 soltanto un capolavoro del pop britannico, ma una vera e propria sinfonia multiculturale, dove le radici della musica nera americana giocano un ruolo essenziale nella definizione del loro stile e della loro identit\u00e0 sonora.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:40px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Discografia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Beatles<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Live! at the Star-Club in Hamburg, Germany 1962<\/em>, 1977, Lingasong Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Please Please Me<\/em>, 1963, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>With the Beatles<\/em>, 1963, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>A Hard Day\u2019s Night<\/em>, 1964, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>Beatles for Sale<\/em>, 1964, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>Help!<\/em>, 1965, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>Rubber Soul<\/em>, 1965, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>Revolver<\/em>, 1966, Parlophone&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>Sgt. Pepper\u2019s Lonely Hearts Club Band<\/em>, 1967, Parlophone<\/li>\n\n\n\n<li><em>Magical Mystery Tour<\/em>, 1967, Parlophone (LP UK pub. 1976)&nbsp;<\/li>\n\n\n\n<li><em>The Beatles (White Album)<\/em>, 1968, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Yellow Submarine<\/em>, 1969, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Abbey Road<\/em>, 1969, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Let It Be<\/em>, 1970, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Anthology 1<\/em>, 1995, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Anthology 2<\/em>, 1996, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Anthology 3<\/em>, 1996, Apple Records<\/li>\n\n\n\n<li><em>Love<\/em>, 2006, Apple Records \/ EMI<\/li>\n\n\n\n<li><em>Now and Then<\/em> (single), 2023, Apple Records<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Solisti<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Unfinished Music No.1: Two Virgins<\/em>, 1968, Apple Records (John Lennon &amp; Yoko Ono)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Unfinished Music No.2: Life with the Lions<\/em>, 1969, Zapple (John Lennon &amp; Yoko Ono)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Sentimental Journey<\/em>, 1970, Apple Records (Ringo Starr)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Rock \u2019n\u2019 Roll<\/em>, 1975, Apple Records (John Lennon)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Cloud Nine<\/em>, 1987, Dark Horse Records (George Harrison)<\/li>\n\n\n\n<li><em>CHOBA B CCCP<\/em>, 1988, Melodiya \/ 1991, Parlophone (Paul McCartney)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Run Devil Run<\/em>, 1999, Parlophone (Paul McCartney)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Kisses on the Bottom<\/em>, 2012, Hear Music (Paul McCartney)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Altri<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Motown Meets The Beatles<\/em>, 1995, Motown Records (AA.VV.)<\/li>\n\n\n\n<li><em>All We Are Saying\u2026<\/em>, 2011, Savoy Jazz (Bill Frisell)<\/li>\n\n\n\n<li><em>Your Mother Should Know: Brad Mehldau Plays The Beatles<\/em>, 2023, Nonesuch Records (Brad Mehldau)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Videografia ufficiale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>The Beatles Anthology<\/em>, 1995, Apple Corps \/ EMI \/ Capitol<\/li>\n\n\n\n<li><em>The Beatles: Get Back<\/em>, 2021, Walt Disney Studios \/ Apple Corps \/ WingNut Films<br><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>YouTube<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Greg Bissonette su Ringo Starr: [https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jjKPbdTPswc](https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jjKPbdTPswc)<\/li>\n\n\n\n<li>Beatles all\u2019Ed Sullivan Show: [https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jenWdylTtzs](https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jenWdylTtzs)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Assante, Marco \u2013 Castaldo, Gino. <em>Blues, jazz, rock, pop<\/em>. Torino: Einaudi, 2013.<\/li>\n\n\n\n<li>Coleman, Ray. <em>John Lennon: La biografia<\/em>. Milano: Arcana, 1993.<\/li>\n\n\n\n<li>Gioia, Ted. <em>The History of Jazz<\/em>. New York: Oxford University Press, 1997.<\/li>\n\n\n\n<li>Harrison, George. <em>I, Me, Mine<\/em>. London: Genesis Publications, 1980.<\/li>\n\n\n\n<li>Lewisohn, Mark. <em>The Complete Beatles Recording Sessions<\/em>. London: Hamlyn, 1988.<\/li>\n\n\n\n<li>MacDonald, Ian. <em>The Beatles. L&#8217;opera completa<\/em>. Milano: Il Saggiatore, 2006.<\/li>\n\n\n\n<li>McCartney, Paul \u2013 Miles, Barry. <em>Paul McCartney. Many Years From Now<\/em>. Milano: Rizzoli, 1998.<\/li>\n\n\n\n<li>Merlin, Enrico. <em>1000 dischi per un secolo<\/em>. Milano: Rizzoli, 2022.<\/li>\n\n\n\n<li>Quantick, David. <em>Revolution. La storia del White Album dei Beatles<\/em>. Milano: Arcana, 2016.<\/li>\n\n\n\n<li>Spitz, Bob. <em>The Beatles: La vera storia<\/em>. Milano: Sperling &amp; Kupfer, 2005.<\/li>\n\n\n\n<li>The Beatles. <em>The Beatles: Complete Scores<\/em>. Milwaukee: Hal Leonard Corporation, 1993.<\/li>\n\n\n\n<li>Wills, Geoff. <em>Frank Zappa e la musica jazz<\/em>. Milano: Arcana, 2015.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Internet<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<div style=\"height:15px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Beatles e Jazz &#8211; Beatles Story: [https:\/\/www.beatlesstory.com\/blog\/the-beatles-and-jazz\/](https:\/\/www.beatlesstory.com\/blog\/the-beatles-and-jazz\/)<\/li>\n\n\n\n<li>All About Jazz &#8211; Beatles Influence: [https:\/\/www.allaboutjazz.com\/how-jazz-may-have-influenced-the-beatles-the-beatles-by-aaj-staff](https:\/\/www.allaboutjazz.com\/how-jazz-may-have-influenced-the-beatles-the-beatles-by-aaj-staff)<\/li>\n\n\n\n<li>Jazz Convention &#8211; Beatles &amp; Jazz: [https:\/\/www.jazzconvention.net\/2013\/09\/04\/beatles-a-jazz\/](https:\/\/www.jazzconvention.net\/2013\/09\/04\/beatles-a-jazz\/)<\/li>\n\n\n\n<li>Far Out Magazine &#8211; John Lennon and Jazz: [https:\/\/faroutmagazine.co.uk\/did-john-lennon-really-hate-jazz\/](https:\/\/faroutmagazine.co.uk\/did-john-lennon-really-hate-jazz\/)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione Questo lavoro, nato in seno al corso di Analisi delle Forme Compositive e Performative del Jazz del Conservatorio Canepa di Sassari, condotto dal Prof. Enrico Merlin nell\u2019anno accademico 2024-25, prende spunto da alcune tematiche filosofiche affrontate durante le lezioni nell\u2019analizzare lavori di artisti al di fuori del campo del jazz tradizionale, sconfinando in generi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":17689,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","footnotes":""},"categories":[697],"tags":[1875,957],"class_list":["post-17659","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog-it","tag-beatles","tag-jazz"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull&#039;influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull&#039;influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Sebastiano Dessanay\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/sebdessanaymusic\/?ref=bookmarks\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2025-06-30T16:47:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-10-03T08:36:53+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1200\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"675\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Sebastiano Dessanay\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@sebdessanay\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@sebdessanay\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Sebastiano Dessanay\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"46 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Sebastiano Dessanay\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d\"},\"headline\":\"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa\",\"datePublished\":\"2025-06-30T16:47:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-10-03T08:36:53+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/\"},\"wordCount\":8663,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/06\\\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg\",\"keywords\":[\"beatles\",\"jazz\"],\"articleSection\":[\"Blog\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/\",\"name\":\"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/06\\\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg\",\"datePublished\":\"2025-06-30T16:47:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-10-03T08:36:53+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d\"},\"description\":\"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull'influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/06\\\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/06\\\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg\",\"width\":1200,\"height\":675,\"caption\":\"Beatles-Analisys-FEATURE\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/2025\\\/06\\\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/\",\"name\":\"Sebastiano Dessanay\",\"description\":\"Compositore, Contrabbassista, Didatta\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d\",\"name\":\"Sebastiano Dessanay\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Sebastiano Dessanay\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/sebastianodessanay.com\\\/it\\\/author\\\/seb-dessanay\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa","description":"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull'influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa","og_description":"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull'influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.","og_url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/","og_site_name":"Sebastiano Dessanay","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/sebdessanaymusic\/?ref=bookmarks","article_published_time":"2025-06-30T16:47:00+00:00","article_modified_time":"2026-10-03T08:36:53+00:00","og_image":[{"width":1200,"height":675,"url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Sebastiano Dessanay","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@sebdessanay","twitter_site":"@sebdessanay","twitter_misc":{"Scritto da":"Sebastiano Dessanay","Tempo di lettura stimato":"46 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/"},"author":{"name":"Sebastiano Dessanay","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/#\/schema\/person\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d"},"headline":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa","datePublished":"2025-06-30T16:47:00+00:00","dateModified":"2026-10-03T08:36:53+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/"},"wordCount":8663,"image":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg","keywords":["beatles","jazz"],"articleSection":["Blog"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/","url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/","name":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa","isPartOf":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg","datePublished":"2025-06-30T16:47:00+00:00","dateModified":"2026-10-03T08:36:53+00:00","author":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/#\/schema\/person\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d"},"description":"Questa \u00e8 una tesi accademica sui Beatles e sul jazz, e sull'influenza afroamericana sulla loro produzione artistica.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#primaryimage","url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg","contentUrl":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Beatles-Analisys-FEATURE.jpg","width":1200,"height":675,"caption":"Beatles-Analisys-FEATURE"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/2025\/06\/elementi-afroamericani-e-jazz-nella-musica-dei-beatles-analisi-strutturale-formale-e-performativa\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Elementi afroamericani e jazz nella musica dei Beatles. Analisi strutturale, formale e performativa"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/#website","url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/","name":"Sebastiano Dessanay","description":"Compositore, Contrabbassista, Didatta","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/#\/schema\/person\/862266eb9e7326a003256dd4e7884f1d","name":"Sebastiano Dessanay","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/35809506356ebdd0aa292f8ff05d38c4c5c8c6cc8bea771119da6c0e9fd32818?s=96&d=mm&r=g","caption":"Sebastiano Dessanay"},"sameAs":["https:\/\/sebastianodessanay.com\/"],"url":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/author\/seb-dessanay\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17659","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17659"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17659\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17729,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17659\/revisions\/17729"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17689"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17659"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17659"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sebastianodessanay.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17659"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}